Tetsuo: The Iron Man

(鉄男, Giappone – 1989) di Shinya Tsukamoto (70′)
Versione in lingua originale sottotitolata in italiano
Un uomo, dopo aver causato un incidente automobilistico, inizia a subire una terrificante mutazione in una creatura biomeccanica, fondendosi con il metallo e altre componenti. Man mano che la metamorfosi avanza inarrestabile, la sua stessa identità si dissolve in una spirale di violenza e delirio in cui diventa impossibile distinguere la realtà dal sogno e la rabbia dall’allucinazione.
Come in un grumo di sangue, in Tetsuo si condensano le sindromi della fine di quel decennio selvaggio e contraddittorio che erano gli Anni 80. Videogiochi, TV sempre più iper-stimolante, immaginari giovanilistici ormai padroni della comunicazione e soprattutto una tecnologia – ancora palesemente meccanica – intrusiva.
Tetsuo è a suo modo il ritratto generazionale di chi questi definitivi cambiamenti li ha vissuti in diretta: accolti, digeriti e rifiutati, già come fossero detriti, scorie, immondizia, avanzi.
C’è il nichilismo giovanile, tanto quanto quell’ottimismo convulso e a carte rimescolate che sarà una costante del cinema di Tsukamoto. Tetsuo dipinge un mondo grottesco, post-atomico, asfissiato da una materialità disumana e assume le fattezze di un incubo senza sosta, salvo trasformarsi (in tutti i sensi) sul finale in un vagito di speranza.
