Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, Stati Uniti / Regno Unito – 1964) di Stanley Kubrick (94′)

Versione in lingua originale inglese sottotitolata in italiano

Un generale americano, ossessionato dalla “minaccia comunista”, decide deliberatamente di ordinare un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica. Nonostante i tentativi esilaranti del Presidente degli Stati Uniti di rimediare, uno dei bombardieri che si dirigeva verso l’obiettivo, non risulta né abbattuto, né tra quelli che hanno ricevuto l’ordine di rientro alla base…

Fin troppo spesso “accusato” di assertiva serietà, Stanley Kubrick è al contrario spesso un regista non dimentico dell’assurdo, e dunque della comicità intrinseca nel dramma – si veda il picaresco incedere delle avventure di Barry Lyndon, o del drugo Alex, o ancora la dualità insita in ogni passaggio di Full Metal Jacket –, e questo vale anche se al solo Il dottor Stranamore può essere attribuito il valore di “opera comica”. Consapevole di questo, e dell’incredibile verità che respira negli anfratti del suo film, il regista gioca con i suoi personaggi, in parte riprendendo i nomi già scelti da Peter George nel romanzo, in parte inventandone di nuovi. Ecco dunque Jack D. Ripper, che rimanda al serial killer per eccellenza Jack lo squartatore; ecco Lionel Mandrake, che nella sua impossibilità di risolvere la questione subisce anche il gravame dell’accostamento al ben più miracoloso Mandrake il mago di Lee Falk; ecco il presidente Merkin Muffley, “Muffola”; ecco Buck Turgidson, “Figlio turgido” o “Figlio del turgido”; ecco “Bat” Guano, guano di pipistrello; Alexei De Sadesky, che rimanda al marchese per antonomasia; T.J. “King” Kong, dalle sinapsi non troppo più evolute di quelle dello scimmione che si arrampica sull’Empire State Building; e ovviamente Stranamore, Strangelove, il cui nome varrebbe per un’intera dissertazione critica. Il nome, l’origine della famiglia, è il primo elemento degno di essere ridicolizzato, ridotto a uno sberleffo, a una risata ghignante. Nel nome si nasconde il senso dell’individuo, e nell’individuo il senso della nazione, e nella nazione il senso della specie. E tutto questo precipita dall’alto dei cieli tramutando il mondo in un deserto senza vita.
Raffaele Meale – Quinlan

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