I pugni in tasca

(Italia – 1965) di Marco Bellocchio (105′)
Tra gli Appennini piacentini, in una famiglia isolata e fragile, Alessandro (Lou Castel), giovane epilettico soffocato dall’ambiente domestico, sviluppa un piano estremo per liberarsi della madre cieca (Liliana Gerace) e dei fratelli (Paola Pitagora, Pier Luigi Troglio), che percepisce come un ostacolo a una realizzazione di sé che non sa bene neanche lui cosa sia. La sua ribellione, più autodistruttiva che liberatoria, trascina la famiglia e se stesso in una fine che non può essere che tragica.
Uscito nel 1965, I pugni in tasca, ambientato in una provincia ferma e soffocante, racconta una famiglia come luogo di tensione, repressione e violenza non esplicita. Bellocchio non addolcisce nulla e urla il suo disagio, senza cercare consolazioni, con uno stile essenziale. Non perde tempo.
Con il suo ritmo spezzato e le sue improvvise accelerazioni, I pugni in tasca mette in scena un racconto familiare che rompe subito gli schemi e allarga lo sguardo oltre la dimensione privata per affrontare un conformismo autoritario cieco e violento, in un’atmosfera tesa e claustrofobica che accompagna lo spettatore fino all’ultima scena. A marcare ulteriormente l’identità del film contribuisce anche la colonna sonora di Ennio Morricone.
