Essi vivono

(They Live, Stati Uniti – 1988) di John Carpenter (94′)
Versione in lingua originale inglese sottotitolata in italiano
In una Los Angeles segnata dalla disoccupazione, dalla povertà e da una crescente distanza tra ricchi e poveri, John Nada arriva in città in cerca di lavoro. È un uomo qualunque, senza particolari ambizioni, che trova impiego in un cantiere edile e comincia a vivere in una baraccopoli alla periferia della metropoli.
La sua vita cambia quando, quasi per caso, entra in possesso di un paio di misteriosi occhiali da sole. Indossandoli, scopre una realtà nascosta dietro quella apparentemente normale: cartelloni pubblicitari, riviste, banconote e messaggi televisivi contengono ordini subliminali che invitano la popolazione a obbedire, consumare, riprodursi e non mettere in discussione l’ordine costituito.
Ma la scoperta più inquietante deve ancora arrivare. Alcuni degli individui che controllano la società non sono esseri umani, bensì creature aliene perfettamente integrate nel mondo che li circonda. Con l’aiuto dell’amico Frank, Nada decide di reagire. Quella che sembrava una semplice lotta per la sopravvivenza diventa così una guerra contro un sistema invisibile che ha trasformato il controllo sociale in una realtà quotidiana.
Non afferma nulla di inesatto Slavoj Žižek nel leggere Essi vivono come uno dei principali capolavori dimenticati della sinistra hollywoodiana: ed è proprio l’estrema chiarezza dell’assunto, l’inequivocabile durezza critica, il disprezzo slavato da ogni dubbio, la nettezza nella distribuzione di torti e ragioni, ad aver probabilmente allontanato in un cantuccio questa gemma dello sci-fi a stelle e strisce. Senza abbandonare mai la via del b-movie (il genere “operaio” per eccellenza dell’industria cinematografica statunitense), Carpenter traccia le linee guida per ogni pamphlet politico degno di questo nome, e si serve per raggiungere il proprio obiettivo della vista, organo indispensabile per l’approccio al cinema. Ma l’ottica naturale può essere troppo facilmente corrotta da chi detiene il potere, ed è solo attraverso il filtro degli occhiali – e in seconda battuta delle lenti a contatto – che la verità può offrire un argine di resistenza all’inondazione di una propaganda che non ha nulla, a prima vista, di liberticida.
Raffaele Meale – Quinlan
